Nessun alibi: la delusione per il pessimo cammino della Roma in questa stagione è fortissima. Sesti in campionato, alle spalle di Milan e Inter – e vabbè – ma anche di Napoli, Udinese e addirittura della Lazio di Lotito e Reja, roba da vergognarsi; eliminati dall’Inter, quasi senza lottare, in semifinale di Coppa Italia; eliminati dallo Shakhtar Donetsk, con un’umiliante, doppia scoppola, negli ottavi di Champions League. Alzi la mano chi pensava, dodici mesi fa, di andare incontro ad un destino di questo tipo. Basti un dato: negli ultimi quindici anni, anzi, diciamo pure in tutta l’era Sensi, solo una volta era stato fatto molto peggio di così, accadde nel 1996-97, nell’annus horribilis di Carlos Bianchi, quella specie di “Mago G” argentino che cercò (prima di essere internato sul volo di ritorno) di vendere Totti alla Sampdoria: dodicesimi in campionato, eliminati al primo turno di Coppa Italia e ai sedicesimi di Coppa Uefa. Negli altri due anni in cui la Roma si è piazzata più giù del sesto posto (ottava nel 2002-2003, il peggior anno di Capello, ottava nel 2004-2005, quello dei quattro allenatori) almeno c’era stata la consolazione della finale di Coppa Italia, persa la prima volta col Milan e la seconda con l’Inter. Quindi, tutti bocciati, con la solita eccezione di Francesco Totti, uno per cui per una volta evito di spendere parole. I fatti spiegano meglio di qualsiasi iperbole letteraria.
I danni fatti da Ranieri sono stati evidenti, i cocci aggiustati da Montella con lo scotch trovato in officina sono andati nuovamente in frantumi al primo impatto importante. La Sensi e i dirigenti che se ne andranno rischiano adesso di essere ricordati più per gli errori (tanti) che per i meriti (solidi): è un peccato. Ed è logico che adesso chi deve metterci mano stia pensando di ricominciare praticamente da zero. In fondo, l’architetto del nuovo progetto, Franco Baldini, c’era anche dieci anni fa (con Sensi, Lucchesi, Capello e tutti gli altri, compreso il povero Dario Brugnoli, a cui Mimmo Ferretti dedica un commosso ricordo), quando Roma si sciolse in un soffocante abbraccio alla squadra che durò settimane. A modo nostro, abbiamo provato a ricordare quel momento storico. Sembra ieri, sembra un secolo fa. Eppure alla base di tutto ci fu semplicemente un progetto, all’epoca irrorato da una enorme quantità di denaro. Piazza importante, grandi campioni, dirigenti capaci, sconfinate capacità economiche: così Sensi in quei giorni provò a togliere in maniera sufficientemente lecita il potere dalle mani di chi aveva già cominciato a esercitarlo rubando. Peccato che il gioco sporco dei suoi avversari è stato scoperto tardi, fuori tempo massimo per dargli la soddisfazione che il papà di Rosella avrebbe meritato, ma in tempo per evitare alla figlia di consegnarsi nella mani di chi sperava di poter comprare tutto, anche l’anima di una città. Ma che l’associazione per delinquere fosse già attiva nel 2001 non lo diciamo noi: l’ha ribadito pochi giorni fa il pm Narducci nella sua requisitoria napoletana.
Oggi che lo scenario è parzialmente cambiato, gli avversari sono meno subdoli (eppure sono già attivi, i primi avvisi sono già stati recapitati), ma ugualmente pericolosi. Per fortuna la Roma, come spesso è accaduto nella storia di questa città, è già un passo avanti agli altri. Il progetto americano, di cui (ri)parliamo nelle prossime pagine, getterà le basi per garantire un posto d’onore alla squadra negli anni venturi, quando finalmente i più bravi si valuteranno soltanto attraverso i meriti. Sotto un manto di stelle (e strisce) Roma bella m’appare…
Daniele Lo Monaco





