Rosi sfiora il palo che prese Milito: così si spiega
tutto (o quasi). Ma la passione resta roba nostra
Dunque, non è successo. Godono (poco e anche male, a leggere gli striscioni volgari e sgrammaticati esposti con orgoglio dai giocatori) i tifosi dell’Inter e quelli che non sanno e non hanno nulla di loro da amare, quelli che gioiscono solo delle sofferenze altrui. Ma vanno compatiti e aiutati come orfanelli, non biasimati. Vanno capiti se non hanno neanche la soddisfazione di vederci tristi. Mentre scrivo, poche ore dopo la fine del campionato, su Sky trasmettono immagini da due punti diversi del mondo: in uno la splendida folla di tifosi che ha atteso la Roma a Fiumicino di ritorno da Verona, nell’altro lo sciame dei tifosi interisti in piazza Duomo, pochi, mesti, spenti. Chi tifa Roma non perde mai, diceva uno splendido striscione esposto al Bentegodi, subito adottato nell’immaginario collettivo per spiegare meglio di ogni articolo di fondo la nostra magnifica filosofia. Questo è sempre stato, questo sempre sarà. E in un’epoca in cui conta solo il primo posto, nel perseguimento del quale ogni comportamento anche illecito ormai viene compreso e addirittura incoraggiato, alziamo in cielo la nostra bandiera di sconfitti. Sì, abbiamo perso, ma ci abbiamo provato fino alla fine, con mezzi inferiori, in condizioni peggiori, senza mai cercare scorciatoie, ma ci abbiamo provato. E ci stavamo quasi riuscendo. Perché il destino con noi si diverte. E quando a pochi minuti dalla fine di Siena-Inter Rosi (Rosi…) ha sbagliato il cross indovinando una traiettoria che stava giusto per spegnersi all’incrocio dei pali fuori dalla portata di Julio Cesar, abbiamo capito subito perché invece è finita due centimetri più in là. Abbiamo capito che il miracolo sarebbe stato possibile, il destino ci ha anche fatto vedere come, ma poi non c’è stato. E allora accettiamo il nostro verdetto di secondi. Ecco perché Milito quella sera al 94’ ha preso il palo. Perché poi Rosi l’avrebbe sfiorato. Non potevamo vincere per un centimentro. L’abbiamo perso per due.
SECONDO NOI, adesso, dobbiamo sostenere la ritrovata compattezza per ricominciare tutti insieme tra tre mesi. Secondo noi la proprietà deve fare i suoi passi, cominciando con il ridurre i prezzi degli abbonamenti e ripensando il provvedimento della tessera del tifoso (il nostro punto di vista al riguardo è espresso in ultima pagina). Secondo noi sulla squadra vanno fatte scelte illuminate: tra introiti in arrivo e cessioni intelligenti si possono-devono reperire risorse per un acquisto d’eccezione (una punta?) e altri mirati (tre esterni, un difensore): Pradè e Conti (e Montali?) sanno come fare. Sia dato il giusto sostegno all’attuale proprietà per portare avanti il progetto dello stadio – condizione irrinunciabile per guardare con serenità al futuro – anche attraverso l’azionariato popolare.
Nel frattempo godetevi questo numero di Rivista Romanista. Lo abbiamo realizzato con un’idea di fondo: che comunque fosse andata, questa squadra e questa stagione avrebbero meritato identica celebrazione. Sono stati degli eroi. Siamo stati degli eroi. Noi, tifosi, a crederci. Loro, in campo, a farlo. Vi amiamo. Noi che sappiamo farlo.





