Scansiamo la facile tentazione di urlare più forte
e ragioniamo insieme sulla Roma e sulle curve
Forse perché incapaci di estremi sentimenti viviamo giorni di estreme manifestazioni di sentimento. Sembra la stessa cosa, è il suo contrario. Chi cerca di resistere alle informazioni preconcette vive ormai dentro una pallina da ping-pong, sballottato in punti opposti da teorie sguaiatamente rivendicate. Nel tritacarne trovi tutto: quel politico è un santo o un assassino, quell’imprenditore è un genio o un impostore, quel cantante un poeta o un furbastro e così via, fino alla nostra Roma, squadra oggi da scudetto e domani da serie B, lo stesso per il presidente, per l’allenatore, per il capitano, per il portiere. Non conta approfondire, studiare, capire. Conta strillare qualcosa, tanto per non farsi un’idea. E la prassi si sta talmente radicando che quando provi ad alzare il dito per sollevare un’eccezione, finisci subito assoldato da una parte dello schieramento. “Ah, sei dei nostri? Prendi l’arma e combatti”. Oppure: “Ah, sei dei loro? Ora proverò a demolirti”. In trincea trovi finti appassionati, reclutati per la convenienza del momento, soldati di un’italietta molle e anaffettiva, incapaci di appassionarsi davvero, innamorati solo di se stessi, pronti a cambiare maglia appena la convenienza spinge verso un’altra direzione.
Rivista Romanista in questi mari in perenne tempesta naviga serena, fiera della sua diversità, vele spiegate verso un solo obiettivo: l’informazione senza contrabbando, secondo un patto sottoscritto con i nostri lettori fin dal primo numero. E mentre annotiamo il ridimensionamento internazionale di una squadra che va comunque ringraziata per l’impegno e il comportamento tenuti, sicuri che il rientro di Totti e magari un po’ di ritrovato coraggio di Ranieri garantiranno un finale di stagione emozionante, vi sottoponiamo argomenti che su altri giornali non leggerete. Perché Daniele Pradè non ha mai concesso interviste così approfondite, perché le informazioni sul lodevole tentativo di Walter Campanile di radunare un certo numero di tifosi in vista di un possibile azionariato popolare altrove latitano (fino al giorno in cui non ci sarà da rilevare qualche presenza prestigiosa), perché la testimonianza dell’ultras arrestato dopo l’assalto alle caserme dell’11 novembre 2007 può sembrare sovversiva solo a chi si ferma alle apparenze: e in ogni caso conferma che in curva, sfrondate le non condivisibili derive violente, c’è un’estrema frontiera di dissenso che meriterebbe almeno una diversa attenzione.
Nella seconda di copertina, per finire, avete trovato una locandina teatrale col nostro marchio: siamo contenti di presentarla in anteprima, con largo anticipo rispetto alla data fissata per il debutto di un’iniziativa che speriamo possa emozionare quanto noi che ne abbiamo accompagnato i primi passi. Grazie alla partecipata collaborazione di alcuni amici, porteremo a teatro DieciPartite, una collezione di indimenticabili gare scelte tra tutte quelle giocate dalla Roma nella sua storia. Un pretesto per raccontare un pezzo di cuore nostro, nella solennità di un teatro, con la suggestione di un bagaglio di ricordi comuni da cui Giuseppe Manfridi attingerà con la sua poetica capacità di rilettura. Buon divertimento.
Daniele Lo Monaco





