Di seguito i pdf (per uso personale) da scaricare per approfondire le analisi tattiche, a cura di Panini-Digital Soccer Project, presenti nel numero di febbraio 2010 di Rivista Romanista.
Archive for gennaio, 2010
La lavagna tattica del numero di febbraio 2010
In edicola il numero di febbraio 2010
PRIMA LINEA di ARTEFATTI – PAG. 3
CANTO LIBERO – di DANIELE LO MONACO – PAG- 5
PADRON ‘TONI – di EMANUELE RUSSO – PAG. 8
AZIONARIATO POPOLARE “La Roma alla finestra” – di RUSSO-TOMASELLI – PAG. 10
MICHELANGELO FOURNIER “Quegli angeli sugli stadi” – di DANIELE LO MONACO – PAG. 20
BOBBY SOLO di Fabrizio Battisti – PAG. 26
PETRINI NON DIMENTICA di Daniele Lo Monaco – PAG. 28
ZAMPA: PER VOCE MUTA di Tiziano Riccardi – PAG. 30
ULTIME NOTIZIE di Ugo Trani – PAG. 34
LA ROMA IN CAMPO – PAG. 35
AULA MAGNA di Simone Beccaccioli – PAG. 63
RADICI di FEDERICO NISII – PAG. 67
IL DISONOREVOLE BERSANI di Dario Bersani – PAG. 71
UN CLASSICO di Giuseppe Manfridi – PAG. 73
CECCHINI SU TRIGORIA di Massimo Cecchini – PAG. 75
ARIDATECE PELAGALLI di Maurizio Catalani – PAG. 77
LINEA LATERALE di Marco Cherubini – PAG. 79
L’ANTIPAZZO di Fabio Maccheroni – PAG. 81
ARIDATECE KAMMAMURI – di Paolo De Lazzaro – PAG. 83
RASSEGNA STAMPA di Rivista Romanista – PAG. 84
STEFANO BOLDRINI di Tiziano Riccardi – PAG. 88
SIAMO TIFOSI DELLA ROMA di Alessandro Nini – PAG. 91
SONDAGGIO TE PER TRE di Federico Beciani – PAG. 94
IO C’ERO di Mimmo Ferretti – PAG. 98
’Na carozzella va, e per ora ci stiamo larghi

Non abbiamo scelto la Roma per vincere, in attesa di tempi migliori cominciamo a parlare di noi stessi
Non abbiamo scelto la Roma per vincere, quand’eravamo bambini. Noi no. Abbiamo avuto un’infanzia felice, qualcuno magari meno. Ma non abbiamo mai visto la squadra di calcio come il pretesto per riscattarci da una qualche frustrante quotidianità. Ma che c’entra il calcio?, che c’entra la Roma? A far le scelte comode, avremmo preferito la Juventus, il Milan, l’Inter, fregandocene di amori e passioni, amici e parenti, calore, colori e attrattive. Avremmo fatto come fanno i deboli di spirito, che si buttano sul carro del vincitore e si fanno portare: c’è poco spazio ma si sta al sicuro, a volte per tutta la vita. Ami poco, è vero, vivi nel grigio, ma non perdi mai. Noi no. Noi perdiamo. Noi prendiamo due gol nei secondi di recupero di una partita che stiamo vincendo. Oppure segniamo dopo 49 secondi e poi giochiamo tutta la partita in dieci. Ma quando vinciamo è più bello. Perché siamo la Roma. L’abbiamo scelta, e sempre per un motivo di stringente passione:?per papà, per l’amico, per l’amica, per tradizione famigliare o cittadina, magari solo per l’anima toccata quella prima volta che ci hanno portato all’Olimpico. Una scelta d’amore, non d’interesse. E nel momento in cui è successo, siamo cambiati per sempre. Abbiamo imparato a vivere, prima che a vincere. A condividere valori, a cantare fino alla morte, a innalzare i nostri color, ché ci vien dal profondo del cuor. Non è un caso se abbiamo avuto Amadei, e Losi, e poi Prati, e poi Di Bartolomei, Conti e Falcao, e poi Giannini, e poi Voeller, e poi Totti, Batistuta e De Rossi. Romanisti nati o acquisiti, “tesserati” per spirito, prima che per appartenenza. Vincenti d’animo, prima che di curriculum. Romanisti. Ogni epoca il suo eroe, e la storia continua.
Ma il calcio è cambiato e il pensiero corto che questi anni si portano dietro sta provando a globalizzare il tifo, spingendo anche i romanisti ad avvicinarsi alle fredde prassi di altre tifoserie. Esisto solo se vinco, e se non vinco andasse tutto in malora. C’è un che di antistorico in tutto questo, ma forse passerà, forse verrà il giorno in cui ci ritroveremo, in un giorno ancor più bello. In cui qualche Totti scriverà poesie con i piedi in uno stadio nostro, in cui dalla curva si potrà tifare anche in piedi, al cospetto di campioni allevati o arrivati non perché zio Paperone ce li ha comprati, ma perché il nostro modello di società ci avrà consentito investimenti ambiziosi, e non solo sul mercato. Forse quel giorno saremo tutti azionisti, tra un anno o cinquanta, chissà. Ma è bene cominciare a parlarne. E oggi che inizia un anno nuovo, l’anno del “10”, noi gettiamo un sasso nello stagno e apriamo la discussione, spiegando che animale sia questo azionariato popolare, e chi si è preso la briga di riunire le diverse anime del tifo, e parliamo di concezioni di stadi secondo il modello “italiano”, altro che inglese, di tifo e di tifosi, di ordine pubblico e curva sud, di sane gestioni e di vecchi riciclati. Nel calcio di Moratti e di Galliani, di Bettega e Lotito, di Della Valle e De Laurentiis, ‘na carozzella romana va, senza stranieri. Non sarà una carozzella vincente, per ora, ma dentro ci stiamo comodi, per ora. Noi siamo la Roma. Non ci piace vincere facile. E allora partiamo. Da noi.
Anticipazioni del quarto numero
La Roma non chiude la porta all’azionariato popolare: “La Roma – sostiene Gian Paolo Montali sull’ultimo numero di Rivista Romanista in edicola da domani, venerdì 15 gennaio 2010 – sta alla finestra e valuterà con attenzione ogni iniziativa volta al potenziamento della società”. E’ questo il punto di vista ufficiale della As Roma sulla prospettiva dell’azionariato popolare, resa nuovamente attuale grazie all’iniziativa di un controllore di volo, Walter Campanile, che sta provando a formare una base di tifosi interessati alla prospettiva. Su RR 50 risposte a 50 domande sull’azionariato popolare.
Nello stesso numero di RR il vicequestore Michelangelo Fournier ripercorre la storia di dieci anni come comandante del Reparto Mobile dello Stadio Olimpico: “E ogni volta che tornavo a casa dicevo che era un miracolo che non fosse morto nessuno. Sono tanti gli angeli a vegliare sugli stadi”. Fournier, che all’epoca del G8 di Genova ha guidato l’assalto alla Diaz e poi al processo ha aperto uno squarcio al muro dell’omertà ammettendo di aver visto scene da “macelleria messicana”, sostiene un modello di tifo all’italiana: “La Curva Sud rappresenta uno spettacolo bellissimo. Pensare di imporre in Italia un modello di stadio all’inglese, con le curve sedute e in silenzio, mi sembrerebbe la fine del calcio. Adesso mi sembra un momento propizio per impostare un nuovo dialogo con gli ultras”.
E ancora, Carlo Petrini non dimentica chi è Roberto Bettega, nuovo plenipotenziario della Juventus: “Era quello che in campo ci chiamava straccioni se ci impegnavamo contro la Juventus. Ed è quello che nel famoso Bologna-Juventus del 1980 s’impegnò per farci pareggiare dopo che casualmente la Juventus s’era trovata in vantaggio”.
E infine Carlo Zampa rievoca i suoi magnifici cinque anni da speaker allo stadio Olimpico e perché da cinque anni non lo è più: “La cosa più brutta – sostiene – è stata quella di aver letto della mia rimozione su un giornale”.




