Un nuovo stadio dev’essere la priorità per chiunque dovesse guidare la società
Sembrava tutto già compromesso, poco più di un mese fa. C’aggrappavamo alle irrazionali speranze tifose, ma non appena l’occhio ricadeva sulla classifica lo scoramento dilagava: il 28 ottobre, dopo l’ingiusta sconfitta di Udine, la Roma era quattordicesima, due punti indietro c’era la zona retrocessione, un punto indietro la Lazio, il quarto posto un miraggio disperso oltre l’orizzonte, nei discorsi solo disprezzo per una società non più in grado di garantire quei risultati minimi per poter continuare a vivere dignitosamente. Domenica sera, invece, dopo lo 0-0 di Marassi, l’occhio andava impertinente a guardare gli ormai minimi distacchi con le prime della classifica, alimentando sogni confortati dalle contemporanee sconfitte di Juventus e Milan. Nel segmento, la Roma ha tenuto il passo dell’Inter (undici i punti di distacco il 28 ottobre, undici oggi), ha recuperato tre punti al Parma, cinque alla Juventus e alla Fiorentina, sei al Genoa, addirittura nove alla Sampdoria, ne ha lasciato uno solo al Milan. Due pareggi e quattro vittorie in sei gare di campionato, più altri due successi in Europa League. Non c’è niente di casuale in simili ruolini: segno che Ranieri ha finalmente trovato la sua squadra e che in quella squadra gioca con continuità Francesco Totti. Dove può arrivare la Roma ora è presto per dirlo: ma è chiaro che il quarto posto deve essere considerato l’obiettivo minimo. Lo dice anche De Rossi.
A dar l’abbrivio giusto anche il derby contro la Lazio, aspro e brutto come spesso accade agli incontri dominati dalla paura di perdere. Ma poi è spuntato dal nulla Cassetti e il 6 dicembre è entrato nel calendario della nostra fantasia accompagnato dall’ironico cantico che anche noi, con un poster ancora in edicola, abbiamo contribuito ad alimentare. Guai farsi sfuggire le occasioni per goliardeggiare un po’ di questi tempi: così questo numero di RR è largamente dedicato a quella gaudiosa vittoria che per noi è terminata 2-0, se al piattone sporco di Cassetti si somma l’altro gol segnato prima della partita dalla Curva Sud. Guai, però, anche ad abbassare la guardia sui temi che RR ha deciso di trattare: quelli che riguardano il mondo dei tifosi anche al di fuori delle questioni del campo. E in attesa che si faccia luce sui casi che nello scorso numero abbiamo sottoposto all’attenzione dei nostri lettori (nella convinzione che finché le mele marce degli apparati statali saranno coperti dall’immunità non si può pretendere di aver incondizionato appoggio nel perseguimento di altri condivisibili obiettivi), stavolta abbiamo puntato il radar sull’evidente sproporzione che separa i destini del tifoso da salotto da quello che ancora resiste ad andare allo stadio. Ed è bene dire con chiarezza che a prescindere da come finirà la questione della possibile successione ai vertici della Roma, dev’essere assolutamente prioritario per chiunque guidi la società nei prossimi anni l’obiettivo di realizzare a breve-medio termine un nuovo stadio di proprietà. Abbandonando l’utopia del modello inglese, e cominciando magari a pensare a un modello italiano: con confort di ogni tipo, e va bene, ma lasciando la possibilità di seguire le partite in curva tifando come da queste parti s’è sempre fatto. Con passione e partecipazione fisica e vocale. “La curva che vogliamo” non è quella passiva dei tre minuti di silenzio del prederby, ma quella accalorata che ha trascinato la squadra nel B-Day. Quella che ama De Rossi.
Daniele Lo Monaco




