Dopo la firma a vita di Francesco Totti arriva un’altra dichiarazione d’amore eterno per la Roma. In un’intervista concessa al mensile Rivista Romanista, in edicola nelle edicole di tutta Italia con uno speciale sul derby, Daniele De Rossi ha spiegato i suoi sentimenti per la squadra giallorossa: “A Roma-Lazio, a bordo campo, c’era anche un mio amico molto romanista, ma forse più mio amico che romanista. Lui mi dice sempre che dovrei andar via da Roma perché merito di vivere emozioni diverse e giocare partite tipo Real-Barcellona o Manchester-Liverpool. A fine partita l’ho incrociato, non sapevo neanche che stesse lì, ci siamo abbracciati e gliel’ho detto: “Lo vedi, lo vedi perché resto qui, lo vedi?”. Adesso finalmente ha capito”.
E se qualcuno alla Roma impazzisse e volesse venderti? “Non me ne andrei lo stesso. Prenderei in considerazione l’ipotesi solo se l’alternativa per la Roma fosse il fallimento”. Riguardo al derby c’è qualcosa che a De Rossi non va ancora giù: “Per qualcuno la Lazio ha fatto una gran partita… Ma quale gran partita? Si sono difesi in undici e hanno fatto un tiro in porta su un passaggio sbagliato nostro”. Ora preferisce pensare a Roma-Parma: “La Roma si sta riprendendo, mangiare il panettone da quarti sarebbe fondamentale. Per questo mi piacerebbe vedere 60.000 spettatori sugli spalti. So che è “solo” Roma-Parma, ma forse proprio per questo sarebbe più significativo”.
Il suo idolo resta Guardiola: “Vedo giocare il Barcellona e ripenso sorridendo a quello che pretendeva quando giocava con noi. La sua squadra ora è formata da undici Guardiola, ma trapiantare quel modello in Italia è impossibile”.
Archive for dicembre, 2009
Anticipazioni del terzo numero
In edicola il numero di gennaio 2010
PRIMA LINEA di Artefatti – Pagina 3
CANTO LIBERO di Daniele Lo Monaco – Pagina 5
LA PRESENTAZIONE – WWW.FRANCESCOTOTTI.COM – Pagina 5
ESCLUSIVO DE ROSSI di Daniele Lo Monaco – Pagina 10
ULTIME NOTIZIE di Ugo Trani – Pagina 19
IL DISONOREVOLE BERSANI di Dario Bersani – Pagina 21
UN CLASSICO di Giuseppe Manfridi – Pagina 23
CECCHINI SU TRIGORIA di Massimo Cecchini – Pagina 25
LINEA LATERALE di Marco Cherubini – Pagina 27
L’APPROFONDIMENTO, ROMA-LAZIO 2-0 di Emanuela Del Frate – Pagina 28
ARIDATECE PELAGALLI di Maurizio Catalani – Pagina 34
LA ROMA IN CAMPO – Pagina 35
ROCK ‘N’ ROMA di Marco Conidi – Pagina 45
AULA MAGNA di Simone Beccaccioli – Pagina 63
RADICI di Federico Nisii – Pagina 67
L’INTERVISTA DOPPIA, SERRACCHIANI-MELONI di Chiara Maria Gargioli – Pagina 73
I DIMENTICATI di Francesco Oddi – Pagina 75
L’INCHIESTA, “TUTTI ESAURITI” – di Russo-Tomaselli – Pagina 76
RASSEGNA STAMPA di Rivista Romanista – Pagina 84
PIERO TORRI – di Tiziano Riccardi – Pagina 88
SIAMO TIFOSI DELLA ROMA di Alessandro Nini – Pagina 90
SQUADRA ROMANISTA di Alexander Di Cresce – Pagina 91
POSTA e risposta – Pagina 94
IO C’ERO di Mimmo Ferretti – Pagina 98
Ritrovata la Roma ora pensiamo al futuro
Un nuovo stadio dev’essere la priorità per chiunque dovesse guidare la società
Sembrava tutto già compromesso, poco più di un mese fa. C’aggrappavamo alle irrazionali speranze tifose, ma non appena l’occhio ricadeva sulla classifica lo scoramento dilagava: il 28 ottobre, dopo l’ingiusta sconfitta di Udine, la Roma era quattordicesima, due punti indietro c’era la zona retrocessione, un punto indietro la Lazio, il quarto posto un miraggio disperso oltre l’orizzonte, nei discorsi solo disprezzo per una società non più in grado di garantire quei risultati minimi per poter continuare a vivere dignitosamente. Domenica sera, invece, dopo lo 0-0 di Marassi, l’occhio andava impertinente a guardare gli ormai minimi distacchi con le prime della classifica, alimentando sogni confortati dalle contemporanee sconfitte di Juventus e Milan. Nel segmento, la Roma ha tenuto il passo dell’Inter (undici i punti di distacco il 28 ottobre, undici oggi), ha recuperato tre punti al Parma, cinque alla Juventus e alla Fiorentina, sei al Genoa, addirittura nove alla Sampdoria, ne ha lasciato uno solo al Milan. Due pareggi e quattro vittorie in sei gare di campionato, più altri due successi in Europa League. Non c’è niente di casuale in simili ruolini: segno che Ranieri ha finalmente trovato la sua squadra e che in quella squadra gioca con continuità Francesco Totti. Dove può arrivare la Roma ora è presto per dirlo: ma è chiaro che il quarto posto deve essere considerato l’obiettivo minimo. Lo dice anche De Rossi.
A dar l’abbrivio giusto anche il derby contro la Lazio, aspro e brutto come spesso accade agli incontri dominati dalla paura di perdere. Ma poi è spuntato dal nulla Cassetti e il 6 dicembre è entrato nel calendario della nostra fantasia accompagnato dall’ironico cantico che anche noi, con un poster ancora in edicola, abbiamo contribuito ad alimentare. Guai farsi sfuggire le occasioni per goliardeggiare un po’ di questi tempi: così questo numero di RR è largamente dedicato a quella gaudiosa vittoria che per noi è terminata 2-0, se al piattone sporco di Cassetti si somma l’altro gol segnato prima della partita dalla Curva Sud. Guai, però, anche ad abbassare la guardia sui temi che RR ha deciso di trattare: quelli che riguardano il mondo dei tifosi anche al di fuori delle questioni del campo. E in attesa che si faccia luce sui casi che nello scorso numero abbiamo sottoposto all’attenzione dei nostri lettori (nella convinzione che finché le mele marce degli apparati statali saranno coperti dall’immunità non si può pretendere di aver incondizionato appoggio nel perseguimento di altri condivisibili obiettivi), stavolta abbiamo puntato il radar sull’evidente sproporzione che separa i destini del tifoso da salotto da quello che ancora resiste ad andare allo stadio. Ed è bene dire con chiarezza che a prescindere da come finirà la questione della possibile successione ai vertici della Roma, dev’essere assolutamente prioritario per chiunque guidi la società nei prossimi anni l’obiettivo di realizzare a breve-medio termine un nuovo stadio di proprietà. Abbandonando l’utopia del modello inglese, e cominciando magari a pensare a un modello italiano: con confort di ogni tipo, e va bene, ma lasciando la possibilità di seguire le partite in curva tifando come da queste parti s’è sempre fatto. Con passione e partecipazione fisica e vocale. “La curva che vogliamo” non è quella passiva dei tre minuti di silenzio del prederby, ma quella accalorata che ha trascinato la squadra nel B-Day. Quella che ama De Rossi.
Daniele Lo Monaco




